Alex&Mauro - Allevatori di Canarini di Colore
Alcedo Edizioni - Ornitologia

Italia Ornitologica

Rivista:
ITALIA ORNITOLOGICA

Numero:
Agosto/Settembre 2007

Articolo:
Numeri sotto inchiesta


(di Mauro Montanaro)

L'intervento di Flavio Putto sul numero di Aprile 2007 di I.O., dal titolo "Proposte sul metodo di giudizio" mi trova per lo più d'accordo e, sono convinto, trovi ancor più riscontro nell'eco di quanti più volte commentano i giudizi apposti sulle schede d'ingabbio, in forma numerica. Affermo per lo più d'accordo, poiché mi riservo tutte le mie personali elucubrazioni in relazione a quanto andrò ad analizzare. Il dott. Putto propone di effettuare un giudizio più mirato, evitando di disperdere energie e contenuti per quei soggetti valutati al di sotto del premio d'onore. Sicuramente, non afferma nulla di scandaloso, allorquando si intuisce che la gara in sé è limitata a pochi esemplari che potremmo definire eccellenti, ma . da qui si potrebbe dipanare l'entusiasmo delle eventuali contraddizioni.

Più volte ci saremo (un po' tutti) posti il problema del metro di giudizio, più volte avremo biasimato la soggettività della valutazione e credo che fin qui si possa essere concordi che il bello sta anche nell'incognita, che può esserci perché è l'occhio umano a giudicare e non una macchina infallibile. Però, a tutti gli effetti, la situazione sembra essere senza soluzione o per lo meno sembra che nessuno si prodighi a trovarne una. Quindi confermerei, in linea con quanto già affermato: ben vengano le osservazioni e i consigli, affinché si faccia qualcosa per poter giungere quanto prima ad una definizione, al fine di limitare ai minimi le critiche e soprattutto l'insoddisfazione. Da questo canto ho anch'io la mia personale ideologia, la stessa che mi capita sovente di trascrivere in un articolo o di proferire in una rilassante discussione, ma non è questo l'elemento cardine di quanto compongo.

Ovviamente, il titolo dell'articolo ha valore ironico, ma serve a spiegare che mi accingo ad analizzare l'aspetto mostre/giudizio dal punto di vista statistico, per cui mi sono cimentato in un viaggio dentro i numeri, affinché venissero fuori indizi necessari per estrapolare alcune considerazioni e devo dire che di note a margine ce ne sono parecchie, al punto tale da stimolare chiunque verso costruttive riflessioni. Ovviamente, sarebbe ambizioso immaginare che gli stessi organi competenti venissero coinvolti, così da ottenere un'eco di grande importanza. In pratica cosa ho fatto? . Ho immesso tutti i dati del C.I. di Forlì in un programma di statistiche, ho compilato ed elaborato le formule necessarie e ho tirato fuori una serie inequivocabile di verdetti che, personalmente mi inducono a dichiarare quanto segue, ovviamente parlando per i canarini di colore e limitandomi alla specialità " singoli " (per gli stamm mi sono riproposto un intervento successivo, su ben altre tematiche).

Sia ben chiaro, non sono Mosè che torna dal monte con le nuove tavole della legge, però mi sono preso la briga di svolgere un lavoro puntuale al fine di offrire a tutti una serie di parametri che, messi sul tavolo, possano aiutare a capire se è opportuno apportare qualche innovazione, come molti invocano, oppure se va tutto bene così com'è. I dati che presenterò saranno accompagnati dalle mie impressioni, ma ognuno potrà trarne le proprie per esporre un'idea personalissima, quanto il proprio modo di vedere.

Nel C.I. di Forlì sono stati ingabbiati (solo quelli giudicati) nr. 3.550 canarini di colore nella specialità singoli e dai dati statistici risulta, come primo dato, che la media punteggio per singolo soggetto è stato esattamente di 88,80 punti . Ora, trattandosi di un C.I. appare evidente che è un valore di mediocre entità, poiché mi viene da supporre che in tale manifestazione gareggino i Migliori , quei soggetti che in competizioni di livello internazionale, regionale e federale abbiamo ricevuto, in altissima percentuale, premi d'onore e, probabilmente, anche molto di più. Volendo fare un parallelo con qualsiasi altra disciplina è arcinoto che più il livello qualitativo della competizione sale e più si va incontro all'evento strabiliante, alla possibilità di vedere un record e/o valutazioni super eccellenti. In canaricoltura sembra esserci una sorta di involuzione oppure, se è più pratico, una valutazione pressoché statica, relativamente parlando, indipendentemente dal livello competitivo della manifestazione. Voglio dire che più su non si può e, quindi, stabilito un tetto massimo di punteggio, la conseguente valutazione farà riferimento al primo, a prescindere dall'evento o dalle peculiarità soggettive; dopo di che, una volta assegnata la scaletta del podio, tutto il resto diventa platea (grazie per aver partecipato) a cui vanno i verdetti minori, anche se qui sembrano esserci molti soggetti di livello equipollente, cosa che raramente accade per i primi tre. Riscontrare che la media punti sia stata effettivamente inferiore ad un secondo posto, per certi versi trova riscontro in quanto già stimolato da Flavio Putto, ed in particolare al fatto che la massa mediocre è comunque elevata, almeno dal responso dei giudici, e quindi resta inutile disperdere tempo ed energie nel compilare schede senza alcuna indicazione peculiare. Però, potrebbe non essere propriamente così.

In effetti, la problematica è più genuina, poiché scaturisce palesemente dal metodo di valutazione, dove si ha l'abitudine (caso verificatosi nel C.I. di Forlì all'incirca in 73 concorsi) di chiudere la classifica con il classificato con punti 93 , il con punti 92 , il con punti 91 e poi . la platea per lo più stanziata tra il 90 e l'87 , con qualche clamorosa grave insufficienza che, effettivamente, potrebbe essere omessa con un N.G., a meno che non sia educativa (credo di no). Il dubbio che mi viene spontaneo è il seguente: possibile che in canaricoltura, per la lotta di un titolo, non si verifichi un ex equo, o uno sprint sul filo di lana? Sicuramente in gara ci sarà stata battaglia e probabilmente più giudici avranno dovuto prendere una difficile e responsabile decisione nell'eleggere il migliore in assoluto, ma cosa ci resta di questo animato dibattito: nulla, se non un catalogo con una classifica sfacciata, indifferente nel tempo verso i valori effettivamente espressi in gara. In teoria tutto bene, ma in pratica la metodologia crea dissensi perché, dal mio personale punto di vista, il punto di scarto è uno step troppo consistente, per una classifica che deve ospitare molti esemplari in un lasso breve di 7 punti (dal 93 all'87 per restare nelle medie, di cui i primi 3 sono destinati al podio). Alla fine, parliamo di tanti canarini da stoccare in una forcella di quattro punti , che determinano, automaticamente, una serie di soggetti inferiori al premio d'onore, con gli stessi 90 punti ammassati senza identità. Obiettivamente, avrei preferito vedere diversi 93, più 92 e via dicendo, e poi un podio determinato da alcune note che ne perfezionino la valutazione (in linea con la proposta di Flavio Putto), che aiutino, tra l'altro, allevatore e platea a capire qualcosa di più; oppure più schematicamente l'aggiunta di una simbologia: +++ per il soggetto campione, ++ al vice, e + al 3° classificato. Giustizia sarebbe fatta per vinti e vincitori.

Schematizzando, la situazione dei risultati del C.I. di Forlì si sintetizza nel seguente quadro punteggi, con le relative percentuali:

PUNTI

NUMERO

PERC.

 

PUNTI

NUMERO

PERC.

94

8

0,23 %

 

87

390

10,99 %

93

73

2,06 %

 

86

98

2,76 %

92

103

2,90 %

 

85

20

0,56 %

91

144

4,06 %

 

84

9

0,25 %

90

752

21,18 %

 

83

3

0,08 %

89

1.047

29,49 %

 

N.G.

15

0,42 %

88

903

25,44 %

 

ASS.

54

1,52 %

Dall'analisi dei dati statistici, la percentuale di quasi il 70% (69.57%) di soggetti con punteggio inferiore a 90 punti fa supporre che trattasi proprio di un evento di mediocre livello, con la qualità espositiva non conforme ad un titolo nazionale; eppure, osservando l'evento dal vivo, gabbia per gabbia, credo di aver avuto un'impressione decisamente più imponente, con uno standard qualitativo a dir poco sublime. Ma, consentitemi, i numeri a qualcosa servono, i dati statistici devono darci la propria indicazione, almeno per interpretarli e poter suggerire l'importanza o la necessità di un intervento migliorativo. Pertanto, è giusto accreditare alla statistica il corrispondente significato che, anche se sintetico, può delineare l'andamento e il profilo della manifestazione. Oltremodo servono per captare dettagli che non potrebbero mai apparire palesi, per l'evidente impossibilità di avere sottomano, visitando l'intera competizione, la globalità di tutti i giudizi. Nemmeno può farlo il catalogo che riassume esclusivamente le graduatorie.

Tuttavia, un'altra considerazione evidente che mi sovviene è che l'attuale metodica rende opinabile la regola (verso la quale ho sempre nutrito grande dubbio) che il giudizio deve avvenire attraverso la valutazione indipendente del singolo soggetto, e non comparandoli tra loro. Personalmente preferirei la comparazione, così che venga giustificata la relatività dei giudizi, indipendentemente dall'evento. Mi spiego: se la valutazione fosse assoluta, osservando e valutando ogni singolo esemplare, avremmo automaticamente una serie indiscussa punteggi altissimi ex equo, invece la circostanza che vengano assegnati un 93, un 92 e un 91 fa presupporre di aver costruito, di fatto, un podio, indipendentemente dal valore soggettivo. Oppure, in caso di smentita, ci troviamo di fronte ad un evento statistico strabiliante in cui effettivamente il divario c'è stato per una enormità di casistiche contemporanee, ma riferibile solo ai primi 3 posti. E allora mi chiedo, è così complesso inserire il decimo di punto per poter dar lustro e merito al lavoro di un allevatore? . Qualcuno, di primo acchito potrebbe asserire: eh si, adesso ci mettiamo a fare calcoli decimali?? . A parte che siamo nell'era dell'elettronica, ma volendo restare ruspanti, è solo una questione di metodo, tutto si semplifica, perché dove al tipo è previsto 30 punti si può conteggiare come fossero 300 punti e dove avrebbero voluto dare poco più di 27 si può assegnare 272 e il gioco e fatto. Alla fine basta fare il conto delle centinaia e mettere la virgola, e il decimale è sulla scheda in meno che si dica o si faccia.

Altrimenti, come detto prima, si assegnino gli ex equo e si appongano delle brevi note o un'appropriata simbologia per determinare il podio, così che nella massima semplicità e trasparenza, un bravo allevatore potrà vantarsi del proprio 93 punti, anche se in graduatoria non è risultato primo. Minore fatica di coscienza sarà anche per il giudice e migliori interessi per gli allevatori che potrebbero vedere favoriti le proprie strade commerciali che spesso, un giudizio declassante, va ad intralciare.

Comunque, gli stessi risultati, oltre a generare animosità per il giudizio numerico più evidente, e quindi far sconfinare in critiche piuttosto reiterate, sempre con il massimo rispetto delle regole vigenti, possono suggerire altre osservazioni e spunti, come per esempio: quali sono le tipologie a concorso con un livello qualitativo migliore; quali quelle con una maggiore presenza di soggetti esposti; cosa sta accadendo con l'immissione delle nuove tipologie di colore.

La valutazione delle singole tipologie vede al primo posto assoluto il Bruno Eumo Giallo con una media soggetto di 90,83 punti, ma il dato non è eloquente poiché erano esposti soltanto 6 esemplari e quindi il podio la fa da padrone, impennando la media. Per poter avere dei dati attendibili ho considerato le tipologie con almeno 15 soggetti in gara. In tal senso al 1° posto balza prepotentemente l' Agata Topazio Bianco con una media punti di 89,81 (27 soggetti in gara); al 2° il Bruno Pastello Bianco con punti 89,73 (22 soggetti); e 3° il Rosso Intenso con punti 89,63 (86 soggetti).

Il fatto che al primo posto ci sia l'Agata Topazio è la riprova che questa ultima mutazione sia ancora sulla cresta dell'onda, malgrado l'avvento di nuove. Il fattore bianco per giunta dimostra che è sempre una specializzazione in cui si riesce a spuntare quel punto in più a dispetto del giallo, decisamente più influenzabile dalla varietà. Gli stessi giudici, oltre a conoscere a memoria questi dettagli, dovrebbero tenerli sempre a mente, onde assecondare il vecchio proverbio di "dare a Cesare quel che è di Cesare" , per cui mostrare più tolleranza e disponibilità verso le varietà e tipologie più complesse. Il 3° posto del Rosso Intenso la dice lunga sulla beltà dell'aspetto esteriore e su come nei lipocromici si possa ottenere sicuramente un più magnanimo giudizio.

La maglia nera della graduatoria va, ahimé, all' Isabella Opale Giallo Mosaico , ma anche qui siamo di fronte a pochissimi esemplari (solo 3 in gara), del resto per niente graditi dai giudici: media 85,67 . Ma volendo imporre la stessa regola anche per gli ultimi posti della classifica, quindi accettando le tipologie con almeno 15 soggetti a concorso, ecco che all'ultimo posto troviamo la grande sorpresa di un canarino bellissimo, che non a caso va perdendo la propria tipicità. All'ultimo posto c'è l' Agata Giallo Mosaico con una media punti di 87,69 (29 soggetti in gara). Azzardo, ma l'ipotesi che l'Agata Giallo Mosaico stia perdendo quota può essere solamente attribuita a tutte le mutazioni che comunque per esprimersi al meglio passano attraverso l'Agata, per di più si parla di fattore Giallo e di Mosaico che, come vedremo in seguito, resta il canarino più complesso del pianeta. Al penultimo e al terzultimo posto, infatti, altri due Mosaici e, rispettivamente, l' Agata Opale Giallo Mosaico con punti 87,69 (29 soggetti) e il Bruno Opale Rosso Mosaico con punti 87,89 (38 soggetti).

Come si può intuire potremmo stare per ore a discutere di statistiche di valutazioni, di valori, ma non voglio tediarvi più di tanto, per cui resto a disposizione di chiunque per ulteriori altri numeri. La cosa che mi preme sottolineare è che da queste valutazioni vengono fuori degli indizi su cui dovremmo iniziare a riflettere, come sul fatto che i tipi base siano sempre più acclarati delle nuove ed ultimissime mutazioni. Ognuno potrebbe esprimere la propria, ma dopo l'avvento della Topazio , delle altre manifestazioni genetiche sembra che l' Eumo non stia ricevendo grandi consensi. Infatti. L' Onice si difende molto bene e fa registrare una presenza numerica pari a 152 canarini e una percentuale del 4,28 %, maggiore di poco del Topazio (142 esemplari con una percentuale del 4,00 %), anche se l' Onice ha una tipologia in più in concorso (Nero, Bruno ed Agata). Tuttavia, l' Eumo nelle 3 tipologie Nero, Bruno ed Agata ha avuto una presenza in gara di un totale di 61 esemplari, pari all' 1,72 % dell'intera manifestazione sul canarino di colore. Quest'ultimo dato al cospetto delle mutazioni Phaeo e Satinè fanno capire che l'innovazione non sempre premia, anche se trattasi di una nuova interessante mutazione. Infatti i Phaeo in gara erano 134 esemplari con il 3,77 % e i vecchi e consolidati Satinè ben 210 con una percentuale del 5,92 %. C'è da considerare che i Phaeo e i Satinè gareggiano, oltremodo, con una sola tipologia. Ovviamente, paliamo di tipi in generale, raggruppando in esse le diverse varietà e categorie in cui vengono suddivise. Le altre vecchie mutazioni, invece, che si manifestano nelle quattro tipologie di base, hanno un indice di gradimento molto più alto. I Pastello in gara arrivano a conquistare il 14,34 %, mentre gli Opale strabiliano con il 15,41 %. Ovviamente, i dati da me elaborati interessano tutti i livelli, fino alle singole categorie in concorso, ma mi risparmio di trascriverli, perché sarebbe come inondare la pagina di numeri senza aver più un criterio logico.

La rassegna della statistica potrebbe ampliarsi, dicendo soltanto che giustamente i lipocromici hanno la parte del leone con 1.038 soggetti esposti ed una fetta di torta pari al 29,24 %, ma rispondono molto bene i quattro tipi base (Nero, Bruno, Agata e Isabella) con i loro 757 esemplari ed un percentuale del 21,32 %. Insieme sforano il 50 %, come dire: la tradizione non muore mai.

Concludo con poche considerazioni, tra cui quella d'origine sui criteri di giudizio. In base ai dati forniti potremmo cercare di dare lustro alle competizioni elevando il livello di giudizio, ma ciò può essere attuabile solo se diminuisce il divario di scarto. In pratica di punto in punto si va piuttosto giù, almeno con le medie ponderate. Le soluzioni possono essere indubbiamente diverse: dagli ex equo con commento migliorativo o simbologia che spieghino il perché della graduatoria; all'inserimento del decimo di punto per avere, come in una gara tra campioni, la lotta sul filo di lana; fino ad andare oltre, sconfinando nei punti mai ottenuti e mi riferisco ai 96, 95, 94, nel significato che nella comparazione tra vent'anni fa e adesso il livello è notevolmente migliorato. A mio avviso, tutte valide opzioni, forse quella meno conveniente e corrispondente è restare fermi nei blocchi di partenza come a voler asserire che nulla è cambiato, gli allevatori sono statici nell'evoluzione selettiva e i giudici annoiati di fronte agli stessi e prevedibili canarini che continuiamo a vedere da decenni.
Eppure, sappiamo tutti che non è così.

 
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