Alex&Mauro - Allevatori di Canarini di Colore
Alcedo Edizioni - Ornitologia

Italia Ornitologica

Rivista:
ITALIA ORNITOLOGICA

Numero:
Novembre 2007

Articolo:
Numeri sotto inchiesta:
il dibattito è aperto

[Prima Parte]

(di Mauro Montanaro)

L'idea che partiva dal mio primo articolo voleva essere quella di dirottare, in un secondo intervento, analisi e statistiche sugli stamm, ma leggendo gli ultimi numeri di I.O. mi accorgo che si è aperto un vivo dibattito che sembra invitare, come del resto suggerisce la stessa CTN dei canarini di colore, a prospettare proposte migliorative o ad esprimere qualche impulsiva idea. Sicuramente il mio monologo potrà stimolare immediate e motivate repliche, ma vorrei fosse chiaro che non è mia intenzione polemizzare o inneggiare a luoghi comuni come sovente capita di sentire, pertanto mi scuso anticipatamente se in talune asserzioni potrei apparire irriverente e poco formale.

Sono un fermo sostenitore che giudicare i canarini è compito assai arduo, non per complessità, bensì per il fatto che le mostre si popolano di soggetti di altissimo pregio e resta difficile valutarli in modo obiettivo, specie quando c'è di mezzo una classifica che va ad ostacolare proprio l'oggettività.

Questo concetto mi ricollega al mio precedente articolo, ma vorrei soffermarmi ad allargare le possibili ulteriori prospettive, anche se ribatto che, prima di salire in cattedra, bisognerebbe essere stati dapprima giudici, per capire e rendersi conto di cosa effettivamente si sta parlando, anche se potrebbe apparire facile intuirlo. Da ciò vorrei far dedurre che non sono un giudice, anche se la data del mio RNA 256M narra di una sufficiente esperienza in campo ornitologico.

Le analisi statistiche sull'ultimo C.I. di Forlì, presentate sull'articolo pubblicato su I.O., volevano sintetizzare il concetto di quanto sembri ormai statica, e non perfettamente rispondente, la metodologia di giudizio, finora e tuttora praticata, dinanzi all'eccellente evoluzione del canarino di colore. La stessa, probabilmente, poteva apparire esauriente parecchi anni or sono, ma ostenta larghe lacune in questo nuovo millennio, trovandoci di fronte a soventi e palesi insoddisfazioni, al punto tale da portare qualcuno ad esporre il proprio punto di vista.

Sia ben chiaro, il mio personale parere è che, per raggiungere un punto d'intesa gratificante e produttivo, bisogna svestirsi dei panni o dei ruoli che si ricoprono, altrimenti potremmo essere indotti a riflessioni faziose, che tendono a farci schierare su parti diametralmente opposte: gli allevatori e gli addetti ai giudizi. Ovviamente, con quest'ultima definizione non alludo ai giudici, ma all'intero organo preposto all'ottimizzazione delle competizioni. Tuttavia, se dovessimo sederci tutti su un tavolo di lavoro, dovremmo guardare ogni aspetto nel modo più obiettivo, avendo attenzione di trasporci anche nel diametrale punto di osservazione dello stesso concetto.

Faccio questa premessa perché, mi è sembrato che la risposta, con articolo a firma della CTN pubblicato sul numero Giugno-Luglio 2007, sia interpretabile come un'inconscia autodifesa e, lo stesso Flavio Putto sia stato perlopiù frainteso, in quanto mi è apparso oltremodo esplicito che il tentativo di esprimere le proprie impressioni non miravano alla risoluzione delle discutibili opinioni, piuttosto al più semplice bisogno di evidenziare la necessità di rinnovare il settore, che pare stia dando segnali di anzianità.

Quindi premetto, come ho avuto già modo di esprimere nel mio precedente articolo (Ago-Set 07), che sono, per gli aspetti salienti, d'accordo con il dott. Putto il quale, purtroppo, non ho ancora il piacere di conoscere personalmente. La cosa che mi ha destato più sbigottimento, semmai, è stata la risposta della CTN, che è apparsa per certi versi appena sufficiente, contraddittoria e fin troppo didattica.

Prima di addentrarmi nell'esplicitare le mie adduzioni, ribadisco ancora che non è assolutamente mia intenzione schierarmi, criticare, giudicare, o suscitare polemiche improduttive. Vorrei soltanto partire da alcune annotazioni per poter appuntare le mie personali idee a riguardo, che non saranno mai le stesse di cui potrebbe vantarsi un Mago , semmai delle semplici riflessioni su cui gli organi competenti potrebbero avviare un'analisi più attenta, prendendoli a spunto per un'eventuale programmazione.

Concordo con la CTN che il concetto di eliminare le valutazioni al di sotto del premio d'onore, è oltremodo invasivo e stravolgente, però credo che dovremmo evitare di nasconderci dietro un dito, allorquando si invoca la didattica , quasi fosse la più ovvia delle spiegazioni. I pareri sono indubbiamente personali, i miei a riguardo sono i seguenti.

Parto dalla premessa che, sostanzialmente parlando, non ho mai condiviso la constatazione che i canarini vengono giudicati con metodo analitico, anche se questa è la definizione in vigore e formalmente dettata; questa dovrebbe essere la prassi, ma tra quella che definirei ideologia e quella più manifestamente pragmatica, in uso nelle mostre, credo ci sia qualcosa da dire, almeno per chiarire lo stato delle cose. Infatti, resterò sempre ancorato all'idea che la formula materialmente in atto sia una miscela tra il giudizio analitico e quello comparativo.

La spiegazione del concetto dovrebbe essere sotto gli occhi di chiunque abbia assistito, anche da semplice portatore di gabbie , alle fasi di una gara. Per cui, attraverso alcune dimostrazioni per assurdo, dando per inconfutabile che il giudizio verte unicamente sulla valutazione oggettiva ed analitica dei singoli canarini secondo i criteri in vigore e rispondenti agli standard trascritti, si dipanano una serie innumerevole di evidenze che ne sanciscono un'effettiva incredulità fino a determinare la tesi che la comparazione è una componente fondamentale.

Pertanto mi chiedo e chiedo: non è comparazione quando le gabbie con tutti i soggetti di una stessa tipologia giungono insieme dinanzi al giudice? Questi li guarda sommariamente, li comincia a dividere per gruppi più o meno omogenei a seconda del primo colpo d'occhio; mette qualche gabbia di lato, qualche altra sotto il tavolo e man mano inizia a comporre schede di giudizio, (bada bene) partendo dai canarini evidentemente più scadenti (e non casualmente o con un ordine prestabilito), ma con tale prassi non ha fatto altro che influenzare il proprio cervello che, allenato qual è, ha già individuato tre o quattro competitori di levatura stucchevole che stanno inconsciamente a dettare i parametri di valutazione. La comparazione è già stata involontariamente commessa .

La comparazione è la sintesi della precostituzione di un podio , perché inviterei la CTN al seguente esperimento: far giungere davanti al giudice ogni singolo canarino, uno alla volta senza avere un quadro globale della situazione, giudicarlo e riporlo al proprio posto, per poi passare all'esame analitico del successivo. A conclusione dei lavori si riprendono tutte le gabbie e . cosa potrebbe essere accaduto?

In un C.I. come l'ultimo di Forlì potrebbe accadere di non avere un primo assoluto , ma una composita maggioranza di ex equo, dal 93 a scendere, punteggi più alti compresi. Invece la comparazione indotta cosa ha causato? Un primo a 93 punti, un secondo a 92 punti, un terzo a 91 punti per poi sciolinare la massa degli ex equo fuori premiazione. Almeno questo suggerisce la mia logica matematica, ma era soltanto una dimostrazione per assurdo per invitare alla riflessione più approfondita che troppe volte il giudizio deve assecondare una troppo schematica impostazione di podio che, avendo quasi obbligatoriamente il punto di differenza, va a screditare, a catena, involontariamente moltissimi canarini.

Queste affermazioni vorrebbero far capire che la situazione attuale va a svantaggio degli stessi giudici, che perdono molto più tempo nel gestire e servire una classifica finale.

L'idea mossa da Flavio Putto, che faceva riferimento al mondo cinofilo (che secondo me è stata male interpretata), in un certo senso voleva dire la stessa cosa, allorquando invocava di selezionare una serie di animali con valutazione eccellente tra cui scegliere i campioni assoluti. I nostri eccellenti sono gli attuali 93 punti e non capirò mai perché, in un C.I. o in una mostra qualsiasi, ce ne debba essere uno soltanto , chiaramente nello stesso tipo. Prendo ad esempio questo punteggio, perché è il risultato più usuale come vincitore, ma ovviamente la citazione è riferita a qualsiasi primo posto.

A supporto di quanto affermato, descrivo il mio personalissimo metodo per selezionare i canarini da esporre, a cui collego un'altra dimostrazione per assurdo. Nella definizione qualitativa dei soggetti, il mio metro è essenzialmente dettato da una schematica valutazione: ottimo soggetto . Il punteggio e i giudizi li lascio ai giudici, anche se molto spesso corrispondono alla mia idea. Quindi due canarini posso benissimo considerarli di pari livello, specie se trattasi di fratelli di un ceppo selezionato.

Ora, se esponessi questi due canarini in due mostre differenti, nello stesso week-end (sempre ammesso che siano degli effettivi campioni assoluti) mi ritroverei con due primi posti con equivalente punteggio da 92 punti. Il fatto di farli gareggiare nella stessa competizione automaticamente fa acquisire un valore di 92 punti al migliore dei due e all'altro un secondo posto da 91 punti. Penso di essere riuscito a far comprendere come la comparazione può ostacolare un giudizio più obiettivo ed assoluto che dovrebbe prevedere un ex equo, con una nota di merito per il più emergente.

Personalmente non criticherei mai il metodo, di comparazione o analitico che sia, ma gli stessi punteggi che troppe volte sono incongruenti, striminziti e insoddisfacenti, almeno se visti dalla parte dell'allevatore. Chi partecipa al C.I. va per vincere e sa benissimo quali sono i canarini da esporre, ne conosce il valore, soprattutto sulla base di precedenti esperienze. Difficilmente un neofita si cimenta in una competizione di tale prestigio, se lo fa è perché alle spalle ha un amico di più elevata competenza che ne consiglia le scelte.

Parlare di didattica per gli stessi partecipanti ad un C.I. potrebbe essere persino fuori luogo, perché chiunque espone va per il titolo, semmai ci fosse un visitatore che va a scuola, non andrebbe di certo ad apprendere dalla scheda di un 88 punti.

Ma torniamo all'esperimento. Se le mie suggestive ed ipotetiche tesi avessero corrispondenza concreta, cioè che la comparazione indotta, o inconscia, fa parte del giudizio, allora questo elementare stratagemma farebbe decadere quasi tutte le invocazioni al concetto di didattica perché abbiamo sconfinato nella relatività .

Questa asserzione spiegherebbe il perché di tanti canarini ultra premiati in mostre federali, si ritrovano in situazioni di magra ad una manifestazione della risonanza di un C.I.. Ma ci verrebbe da chiedere, a quali punteggi allude la didattica, al 91 punti alla mostra di Faenza o all'89 del C.I.?

Alla luce dello stato attuale il metodo di giudizio in uso non è affatto deprecabile, perché è comunque la risultanza più immediata di quanto attualmente a disposizione per la volontà di essere equi ed obiettivi. La relatività del giudizio, secondo la mia personale opinione, non potrà mai essere rovesciata totalmente da una più analitica ed universale, perché ci troviamo di fronte a qualcosa di percepibile sottoposto al giudizio umano (comunque soggettivo) a prescindere dalla caratura del giudice che comunque ha la sua importanza e competenza.

In ogni disciplina ci sono componenti che fanno propendere per una decisione piuttosto che un'altra, specie quando ci troviamo di fronte a situazioni dinamiche.

In canaricoltura si potrebbe ipotizzare di trovarci di fronte ad un evento statico, essendo lo standard a dettarne i canoni, essendo un'operazione da effettuare seduti davanti ad una gabbia, avendo a disposizione del tempo; eppure non è così, perché il canarino si muove, a volte non si riesce neppure a captare un'unghia depigmentata; ma ancor più perché a giudicare è l'occhio umano che, in un sol frangente, si è immediatamente lasciato ipnotizzare da qualcosa strettamente ed inconsciamente personale che ne può persino condizionare il giudizio finale.

A scuola, ricordo, c'era l'alunno bravo, quello scaltro, l'altro capace di non studiare ma di sapersela cavare. Alla fine tutto era sottoposto alla valutazione soggettiva dell'insegnante che poteva lasciarsi suggestionare da qualsiasi stratagemma.

L'imponenza di un canarino, la taglia, il portamento, la testa, il disegno, il colore, il piumaggio, sono tutte componenti che, in un verso o nell'altro, vanno a condizionare nell'attimo di una percezione, che definirei colpo d'occhio . Un giudizio assoluto potremmo averlo nel momento in cui dovremmo stabilire il peso di un soggetto, facendo ricorso ad una bilancia elettronica; ma l'uomo potrà mai possedere un'uniformità di valutazione, in ogni condizione di essere, di tempo, di luce, di spazio, di umore?

Già è difficile in partenza, immaginiamo quanto si complica nel momento in cui un giudice deve stabilire una classifica attraverso la manifestazione di un punto di scarto. Anche se non vuole, involontariamente va a penalizzare più che a premiare.

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