| Nero Opale: dove ci troviamo adesso?
Autore: Alessandro Montanaro
La passione di allevare, chissà un gesto istintivo che mi porto dentro per il semplice fatto di avere l'hobby con mio padre, condividendo con lui amicizie e idee che mi portano a sentirmi protagonista o parte interessata. Mi chiamo Alessandro, sono giovane (quasi 22 anni), frequento il terzo anno di Ingegneria Chimica a L'Aquila e mi dedico con entusiasmo all'allevamento alex&mauro Montanaro.
In fondo, mi occupo della selezione di questo tipo di canarino da un bel po' di anni, anche se solo dal 2008 posseggo il mio RNA FOI (94HU). Ho collaborato con mio padre nella stesura di alcuni articoli sul Nero Opale, anche per un'impostante rivista spagnola e presto pubblicheranno un nostro intervento in Francia.
Allevo il Nero Opale nelle varietà Bianco Recessivo, Bianco Dominante, Giallo e Giallo Avorio in tutte le categorie di piumaggio.
Nella mia pur breve esperienza ho avuto modo di partecipare alle più importanti mostre nazionali ed europee, collezionando orgogliose vittorie in famose internazionali, quali Reggio Emilia e Geel-Belgio, oltre a 4 titoli di Campione del Mondo e tanti riconoscimenti un po' dappertutto.
Comunque, prima di addentrarmi nell'esposizione del mio pensiero, mi preme sottolineare che mi ritengo semplicemente un giovane allevatore, diciamo uno di quelli della nuova generazione degli anelli colorati, che nutre sempre un doveroso rispetto verso tutti coloro che ricoprono ruoli importanti nella nostra canaricoltura, soprattutto perché sono convinto che la maggiore esperienza sia una dote di grandissima rilevanza.
L'ultimo intervento del Prof. Canali sul numero di maggio di I.O., dal titolo " Esperienze con l'Opale " mi trova decisamente d'accordo su molti punti, probabilmente la questione dell'eventuale tipicità dei portatori può stimolare diverse analisi, ma come saggiamente spiega l'autore non è mai il caso di suscitare polemiche, soprattutto quando si gode della libertà di esprimere serenamente la propria esperienza ed opinione.
Nel Nero Opale i portatori non sempre sono paragonabili (dal punto di vista dello standard) ai tipi base, ma concorderei che comunque dipende dalla scelta accurata dei riproduttori. Anche nel nostro allevamento è capitato di ottenere ottimi risultati (in mostre regionali) con dei portatori di Opale. Dallo scorso anno abbiamo intrapreso proprio una selezione del Nero base, partendo appunto da buoni portatori di opale. Percorrendo questa strada Fabio Sottoriva vinse i mondiali con dei Neri che avevano nel sangue l'opale. Le vie della selezione sono infinite, specialmente quando si dispone di materiale di qualità.
L'articolo del Prof. Canali è l'ennesimo di una sequela di scritti sull'Opale e, dirotto per mio interesse, sul Nero Opale. Sia I.O. che Alcedo hanno pubblicato autorevoli firme sulle proprie testate e mi piace ricordare gli articoli di Crovace, Alfonzetti, Creti e mi scuso per quanti ometto.
Ad oggi, è ormai una constatazione ineccepibile, la mutazione Opale viaggia su contrappunti complessi che implicano aspetti selettivi, argomentazioni scientifiche, dettagli soggettivi. Quest'ultimo dato non dovrebbe riguardare la nostra arte, ma sarebbe ipocrita sorvolare sul fatto che le valutazioni sono fin troppo personalizzate o, chissà, addirittura personalizzabili.
Nel suo ultimo articolo, il Prof. Canali fa una doverosa chiarezza sulla definizione "grigio azzurrino" che stona decisamente nel momento in cui si decide di farla indossare al Nero Opale. Condivido pienamente. Il Nero Opale dovrebbe rappresentare al contempo due espressioni: tipo base e mutazione. D'altra parte, da giovane allevatore, resto piuttosto perplesso sul dualismo determinato dallo scrivere articoli di molte pagine per tentare di descrivere al meglio una tipologia del canarino di colore e la sinteticità dei Criteri di Giudizio che, probabilmente, mostrano il fianco ad interpretazioni malleabili.
Riguardo il Nero Opale, mi permetto di asserire che si omette spesso di argomentare sulla duttilità selettiva di questo canarino che può esemplificare esteriorità fenotipiche addirittura diametrali. Per un allevatore competente è abbastanza facile inquadrare e programmare il risultato che intende ottenere. Diventa difficile quando la piattaforma di esibizione è instabile e le valutazioni variano da nazione a nazione, da mostra a mostra, da giudice a giudice.
Una pubblicità recita: "toglietemi tutto, ma non l'orologio" . ecco, mi piacerebbe asserire: "toglietemi tutto ma non l'eumelanina", ovviamente mi riferisco al Nero Opale. L'idea del "grigio azzurrino" che tende a diluire eccessivamente tutto il vessillo del canarino in questione diventa una semplificazione inopportuna per un canarino così complesso che coinvolge leggi fisiche, patrimonio genetico da monitorare , effetti ottici che richiedono angolazioni diverse di osservazioni (proprio per poterne valutare al meglio gli effetti).
Ridurre l'effetto opalescente al semplice "grigio azzurrino" personalmente lo ritengo semplificativo e fuorviante. Ridurlo a remiganti e timoniere, più dannoso. Tante volte si dimentica che la valutazione approssimativa di questo canarino può essere di pessimo insegnamento. Un giudizio (non per polemizzare, ma per essere pragmatici) in fin dei conti è lo specchio di quel che si richiede. Se si continua ad esprimerlo male (in un verso o nell'altro) si genera soltanto tanta confusione o addirittura movimenti di tendenza . La gamma di espressione fenotipica che il Nero Opale offre a noi allevatori è molto ampia, ma comunque ben intercettabile e non credo sia complesso puntare alla centratura di uno standard che contenga tutti i requisiti invocati nelle trattazioni di autorevoli autori.
Fabio Sottoriva, pioniere e grande studioso di questo canarino, possiede una documentazione pregevole, frutto di tanti anni di analisi, approfondimenti e valutazioni anche contrapposte. Mi ha spiegato tanti di quei dettagli che alla fine sono rimasto folgorato da questa mutazione che definirei con molta spontaneità: particolarmente modellabile, seguendo gli effetti selettivi.
Attraverso gli interscambi culturali con Diego Crovace, altro grande appassionato, giudice e studioso della mutazione, affrontiamo periodicamente le valutazioni dei processi evolutivi del nostro ceppo e di quanto si vede in giro. Diego frequenta, di tanto in tanto, il nostro allevamento, proprio per verificare quali sono le selezioni in corso (diverse linee). Riteniamo che tale sinergia di lavoro possa essere di grande valore, proprio per confrontare aspetti teorici e pratici.
Quest'anno abbiamo acquistato da un allevatore spagnolo il Nero Azul e, oltre che adoperarlo nella propria tipicità, abbiamo iniziato ad inserirlo in una linea di Opale. Sono convinto che il fattore Opale sia come una spugna ed assorba le altre espressioni, somatizzandole, oppure migliorando proprio l'ancestrale di riferimento, tutto dipende dai genitori utilizzati.
Seguendo Diego ho avuto modo di partecipare a tutte le edizioni delle Specialistiche sulla mutazione Opale che si sono tenute, per due anni consecutivi, a Macerata. Sono state per noi allevatori dei momenti di grande supporto didattico. La presenza della CTN Colore, spiegandoci i riferimenti selettivi più confacenti ai Criteri di Giudizio FOI, ha tracciato la linea di lavoro che ponesse l'allevatore e il giudice su un piano di concorde interferenza. Purtroppo, e questo mi rammarica, le cose si dicono, ma non si fa mai una verifica o, come dire, un'analisi degli sviluppi.
S'è parlato, s'è scritto, s'è letto davvero tanto in questi ultimi periodi su questo tipo di Canarino di Colore a tal punto che il Nero Opale ha raggiunto alti picchi di audience e molta attenzione da parte di tantissimi allevatori. Avevo sempre sentito parlare di Nero Opale come un "canarino di nicchia" (citazione cara al prof. Canali), mentre a tutt'oggi riscontro che le presenze nelle mostre sono elevate con numeri paragonabili a tipologie molto più blasonate.
L'ultimo Campionato Italiano di Ercolano mi ha lasciato evidentemente sbigottito . Mi riferisco ovviamente al giudizio e non vorrei far apparire questo riferimento come il consueto reclamo del giorno dopo al lavoro dei giudici (non l'avrei neppure scritto se non fossi stato stimolato ad esprimermi dopo aver letto l'articolo già citato). Purtroppo, senza timore di smentite, mi rincresce evidenziare come all'interno della stessa tipologia (Nero Opale) si siano avuti giudizi diversificati, per cui letture diverse dei Criteri di Giudizio, solo per effetto della suddivisione delle varietà, assegnate a più giudici.
Sia chiaro, l'intenzione non è assolutamente quella di imputare il lavoro dei giudici, ma semplicemente cercare di dare una risposta alla mia domanda: a che punto ci troviamo adesso?
Mi sembra paradossale che ad un Campionato Italiano giudici FOI possano esternare in maniera asincrona una medesima valutazione tecnica, o più semplicemente la sola interpretazione di quanto trascritto nei Criteri di Giudizio.
Questa è l'attuale conclusione, dopo anni di parlare, di scrivere, di leggere pagine su pagine argomentazioni di autorevoli interpreti?
Ma se questa è l'attuale conclusione viene spontaneo evidenziare che manca un vero e proprio raccordo che vada a riallineare i concetti enunciati. Spero si interpreti la mia critica in maniera favorevole e positiva. Inoltre, la dimostrazione, sotto gli occhi di tutti, della diversità valutativa a seconda di una soggettiva, direi arbitraria, valutazione dimostra che non esiste verifica e controllo sui lavori di giudizio prima che questi giungano al grande pubblico.
Questi aspetti lasciano l'amaro in bocca. Suggerirei di formulare dei lungimiranti interventi anche per quanto attiene le operazioni di giudizio. Quasi una sorta di bilancio consuntivo, così che si possa persino ammettere l'eventuale errore. Dopo le partite di calcio i giornalisti hanno l'abitudine di assegnare un voto all'operato dell'arbitro. Secondo me, ci può stare. Così come ci può stare l'errore. Ma se lo riconosciamo abbiamo tratto dall'errore stesso una lezione didattica. La CTN potrebbe effettuare un bilancio consuntivo, proprio per verificare il rispetto dei Criteri di Giudizio, almeno in quelle manifestazioni che fanno scuola. Daremmo così un vero significato a quanto si dice e si scrive.
Un qualsiasi allevatore ripone entusiasmo e desiderio nella partecipazione ad una qualsiasi mostra ornitologica, ancor di più al massimo torneo nazionale. Raggiungere il titolo italiano è un sogno che si coltiva ogni anno, dal primo uovo fecondo all'ultimo nato dell'annata. Un giudizio equo, sempre corrispondente al regolamento ufficiale, è l'unico anello di congiunzione tra il lavoro dell'allevatore e quello del giudice. |