Alex&Mauro - Nero Opale, Nero Onice, Pastello Isabella e Satinè
 
 
 
 
 
Alcedo Edizioni - Ornitologia
Proposte e Opinioni di Mauro Montanaro
- Giudici Specializzati

Le voci di corridoio non sono bisbigli, ma echi pressoché accorati che rappresentano l'ordine del giorno delle chiacchierate durante le fasi di una manifestazione ornitologica. Personalmente continuo a ripetere: "perché tutto ciò che ci appare chiaro e limpido viene disatteso, e perché tutte le voci che echeggiano in una mostra le ascoltano tutti e sembrano non ascoltarle gli addetti ai lavori?". La cosa che andrebbe tutelata sopra ogni cosa è la passione, quindi se la passione non riceve in contropartita una giusta dose di soddisfazione, ecco che si passa dall'amore al disamore. Non pochi allevatori più volte hanno affermato: "no, io non partecipo più alle mostre" .
Sembrerebbe che sia partito con la voce grossa per polemizzare sulle attuali metodiche di giudizio, invece vorrei per prima cosa spezzare una lancia in favore dei giudici. Loro svolgono il proprio onesto compito, anche la loro voce andrebbe più volte ascoltata, perché si ritrovano troppe volte in condizioni disagevoli a giudicare tutto quello che gli passa davanti agli occhi, da un tipo all'altro, cercando di soddisfare la quantità a discapito della qualità.
Per cui, se c'è una cosa che non quadra o non si allinea è il concetto del giudice che sembra dover essere sopra le parti.
All'inizio della mia avventura di allevatore, sinceramente, vedevo il giudice come un specie di extraterrestre e il concetto di didattica che dovevamo estrapolare da una mostra ornitologica era decisamente una chiara occasione per migliorarsi. Poi, la canaricoltura ha avuto una sorprendente evoluzione e sono stati propri gli allevatori ad innalzare il livello qualitativo.
In principio si allevava di tutto, perché era bello possedere, un'isabella, un'agata, un nerobruno, un satinè etc.; ma presto divenne intuitivo capire che per vincere dovevi direzionarti verso la selezione accurata. Ciononostante non bastava. Bisognava avere più coppie a disposizione, più linee di sangue, iniziammo a capire di consanguineità, iniziammo tutti a studiare, leggendo e confrontandoci. Ci sono stati dei libri che hanno rappresentato delle pietre miliari nella canaricoltura, come quello di Giorgio De Baseggio, dal titolo Campioni e Razzatori.
Il nord Italia era avanti. Qui nel centro sud non si aveva ancora una chiara idea e ce ne stavamo confinati dentro le mostre di una circoscrizione regionale.
Reggio Emilia, con la sua Esposizione Internazionale, ha insegnato più canaricoltura di tutti i testi in circolazione. Non ci si mise molto a capire che dalla passione di allevare canarini bisognava migrare verso la passione di selezionare canarini, per ottenerli sempre più tipici, per migliorare il livello qualitativo del proprio allevamento. E così, migliaia di allevatori hanno iniziato ponderare che per poter essere in corsa era necessario puntare ai vertici, per confrontarsi ovunque, persino a livello mondiale. Una corsa appunto.
E così, migliaia di allevatori intuirono che bisognava specializzarsi, lasciando da parte il gusto di avere un allevamento variopinto, concentrandosi verso la ricerca di qualcosa inimitabilmente unico, perché frutto di una selezionata linea di sangue.
Se quanto asserito, come fosse il racconto di un'epoca ormai lontana, ha in qualche modo entusiasmato, dall'altra parte c'è il rovescio della medaglia: una statica condizione di giudizio, nella quale i giudici hanno perso molto della loro aurea. Vista da quest'altro lato c'è da dire che, mentre prima, giusta o sbagliata che fosse la voce di un giudice poteva essere paragonata al responso dell'oracolo, oggi, nella metamorfosi più globale, tutto è stato ridimensionato e pare proprio che la figura del giudice stia perdendo molto del valore originario.
Se erroneamente dovessimo introdurre il concetto di colpa, questa non dovrebbe essere imputata alla figura di questi uomini che, sempre per soddisfare la loro passione, si sentono troppe volte messi in discussione. Il problema è del sistema che pretende troppo dagli uomini che per natura non possono essere infallibili, ma ancor più del concetto antico che "il giudice conosce tutti i tipi di canarini". Ci credete? Se ve lo dicono, voi ci credete? Personalmente no, e la dimostrazione sta nel fatto che per poter essere ai vertici del panorama mondiale gli allevatori hanno scelto la specializzazione in pochissimi tipi di canarini da allevare. Se l'allevatore ha fatto ciò, il giudice può essere universale al punto tale da saperne, nello specifico, più dello stesso allevatore campione?
Il giudice non è un extraterrestre (ammesso che siano superiori a noi, gli extraterrestri intendo). Il giudice non è altro che un allevatore che ha deciso di cimentarsi in qualcosa che l'appassiona di più: giudicare canarini. Il giudice, essendo ancora prima un allevatore predilige determinati tipi di canarini che per lui sono indubbiamente più famigliari. Per esempio, io non potrei essere un giudice perché certi tipi di canarini di colore non li conosco affatto, perché non li ho mai allevati, addirittura perché non mi piacciono. Mi sembra un fatto normale. Allora perché pretendere l'universalità del giudice? Per risparmiare? Per avere meno problemi logistici? Per credere che così funziona bene? E invece non funziona affatto e lo si dice ripetutamente in tutti i corridoi delle mostre dove i bisbigli diventano sempre più amplificati.
Ultimamente ad una mostra internazionale ho confrontato i giudizi dei Satinè Gialli Intensi e quelli dei Satinè Gialli Avorio Intensi eseguiti da due giudici diversi. Nei primi sono stati premiati soggetti con disegno appena percettibile, negli altri quelli con disegni marcati, assegnando punteggi bassi a quelli della prima specie.
Direi: confusione, ma non sarebbe esatto perché è arbitrarietà e (ahimè) il lavoro, frutto della passione che viene sostenuta per un anno intero, s'infrange davanti ad una scheda mendace oppure semplicemente troppo improvvisata.

Non dovrebbe essere complesso. Un giudice esegue la prima specializzazione (come farebbe un qualsiasi specializzando) scegliendo tre tipi di canarini di colore. Poi, se è dotato di quell'estro particolare, esegue un secondo corso per specializzarsi in altri tipi (a gruppi di due o tre) per singola sessione di esame. Ovviamente ci sarà un periodo di transizione e dovrebbe essere proprio questo il momento migliore per sperimentare, mettendo in pratica la prima selezione/specializzazione dei giudici nelle mostre di maggiore prestigio. Credo che con una tale innovativa metodologia gli stessi giudici saranno più soddisfatti, dedicando tutta la loro preparazione ed esperienza per migliorarsi sempre negli stessi tipi, quelli nei quali si sentono dei veri e propri specialisti.
Non è complicato, ma vuoi mettere i vantaggi a tutela della nostra passione?

 
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Le fotografie sono state realizzate da alex&mauro e si riferiscono a canarini degli allevamenti alex&mauro e Tomassetti Pino, salvo diversa specifica. Tutte le immagini non possono essere scaricate se non previa autorizzazione scritta dei proprietari.